Risarcimento malasanità in pronto soccorso: errori di diagnosi

Il Pronto Soccorso è il reparto “di prima linea” e, per sua natura, opera in condizioni di emergenza e alta pressione. Tuttavia, la frenesia non esime il personale sanitario dall’obbligo di diligenza.

L’accesso al Pronto Soccorso è spesso legato a situazioni di paura e incertezza. Il compito del personale è inquadrare rapidamente il paziente, escludere pericoli di vita immediati e avviare le cure necessarie.

La responsabilità sanitaria scatta quando un errore medico grossolano o una negligenza procedurale (mancato riconoscimento di una patologia acuta o una errata gestione del triage) causano un danno biologico o la morte del paziente, che potevano essere evitati con una corretta osservazione.

Insegna rossa con scritta Pronto Soccorso su un edificio ospedaliero giallo chiaro; immagine per consulenza legale su risarcimento danni in ambito sanitario

Quando la dimissione dal Pronto Soccorso è considerata incauta

Si parla di incauta dimissione quando un paziente viene mandato a casa nonostante il quadro clinico richiedesse ulteriori accertamenti, un periodo di osservazione più lungo o il ricovero.

Se una dimissione prematura causa un aggravamento della salute o, nei casi più gravi, il decesso del paziente, si configura un chiaro profilo di responsabilità medica.

Perché una dimissione sia definita legalmente “incauta” e dia diritto a un risarcimento, deve verificarsi una violazione delle linee guida e delle buone pratiche cliniche. I casi più comuni riguardano la sottovalutazione di sintomi premonitori che determina un errore diagnostico, gli esami incompleti o i referti ignorati, ovvero quando il medico non attende l’esito di tutti gli esami prescritti o se ignora valori anomali nelle analisi del sangue o nei referti radiologici (TAC, RX, Ecografie) che avrebbero dovuto suggerire prudenza, o la mancata osservazione breve intensiva (OBI), quando si manda a casa un paziente con un trauma cranico o un sospetto addome acuto senza un periodo di osservazione minimo favorendo un grave peggioramento del quadro clinico.

Le conseguenze di una dimissione errata possono essere letali. Le casistiche più ricorrenti che portano a una richiesta di risarcimento sanitario includono l’aneurisma aortico o cerebrale scambiato per comune dolore alla schiena o forte emicranie, l’ictus e l’ischemia, ovvero quando i sintomi neurologici transitori (TIA) non vengono indagati tempestivamente, la sepsi e le infezioni, ovvero quando si verifica la dimissione di pazienti con parametri vitali alterati (febbre alta, tachicardia) senza aver individuato il focus infettivo e l’embolia polmonare confusa con polmonite o semplici difficoltà respiratorie.

Donna che esce dal pronto soccorso con fare dimesso e capo chino tenendo in mano dei referti medici; concetto di dimissioni incaute e malasanità.

Errore di Triage: il peso legale del codice colore errato

Il Triage è il processo di prima valutazione dei pazienti che accedono al Pronto Soccorso. Il suo obiettivo non è la diagnosi definitiva, ma la definizione delle priorità di intervento tramite l’assegnazione di un codice colore.

Un errore in questa fase – ovvero l’assegnazione di un codice di gravità inferiore a quello reale – può tradursi in attese estenuanti che, in casi critici, portano a danni permanenti o al decesso del paziente. In questi contesti la struttura sanitaria è responsabile dei danni derivanti da una gestione errata dei tempi di attesa.

Si configura un profilo di responsabilità medica quando si verifica una sottovalutazione dei parametri vitali, ovvero quando non vengono rilevati o vengono ignorati segni di instabilità emodinamica, respiratoria o neurologica, una mancata rivalutazione/monitoraggio delle condizioni del paziente che favorisce il peggioramento del quadro clinico, o un ritardo diagnostico fatale, quando la lunga attesa causata dall’attribuzione di un codice errato impedisce l’esecuzione di esami diagnostici indispensabili favorendo il decesso del paziente.

Personale medico con mascherina al bancone triage di un pronto soccorso mentre parla con un paziente; rappresentazione di errore medico nel codice colore o ritardo nelle cure.

Le aree di rischio: dove avviene l'errore medico

Le casistiche più frequenti di colpa medica riguardano:

errore medico di triage (codice errato): assegnare un codice verde o bianco a un paziente che presenta sintomi di un infarto o di un ictus, causandone una lunga e pericolosa attesa.

negligenza da mancata diagnosi di patologie acute: dimettere un paziente con una diagnosi banale (es. gastrite) quando in realtà è in corso una patologia grave (es. infarto miocardico, aneurisma aortico, embolia polmonare).

imprudenza da omessi accertamenti: non prescrivere esami fondamentali (ECG, analisi del sangue, TAC) nonostante i sintomi riferiti dal paziente lo richiedano.

errore sanitario da ritardo nel trattamento: una volta formulata la diagnosi corretta, ritardare l’intervento terapeutico (es. non somministrare i farmaci per sciogliere il trombo in caso di ictus).

Primo piano di una mano di un paziente in ospedale con flebo e saturimetro durante un ricovero; simbolo di danno biologico o complicazioni mediche per malasanità.

Domande frequenti (FAQ) sul risarcimento malasanità in Ginecologia

1. Infarto scambiato per ansia. Mi hanno dimesso dicendo che era ansia, ma era un infarto. Posso denunciare un ospedale per negligenza?

Sì, puoi denunciare un ospedale per negligenza, perché scambiare un infarto per un attacco d’ansia o di panico è considerato un errore evitabile, in quanto la medicina d’urgenza impone protocolli rigidi per escludere cause cardiache di fronte a sintomi toracici o malessere generale. Se hai riferito sintomi tipici (dolore al petto, braccio sinistro dolente, sudorazione) e i medici non ti hanno sottoposto ad un elettrocardiogramma o non hanno effettuato il dosaggio degli enzimi cardiaci, la Troponina su tutti, non rilevando così la patologia cardiaca in atto, si tratta di una grave negligenza. Inoltre, se sei stato dimesso senza accertamenti o con esami incompleti, o non sei stato monitorato e tenuto in osservazione fino agli esiti degli esami stessi, si può configurare negligenza per incauta dimissione. Tali omissioni/errori, se causalmente determinanti un danno clinico al paziente, ovvero un peggioramento dello stato di salute antecedente, si configurano come colpa medica risarcibile.

2. Attribuzione codice errato a triage. Al triage mi hanno attribuito un codice sbagliato ed il mio stato clinico ne ha risentito. Può essere considerato un errore medico?

Si, può essere assolutamente considerato un errore medico. Il triage non è solo una formalità amministrativa finalizzata alla raccolta dei dati personali del paziente, ma è un atto infermieristico/medico fondamentale che determina la priorità di accesso alle cure. Può verificarsi che l’operatore sottovaluti sintomi oggettivi mettendo in campo una condotta imprudente. Se tale evento determina in maniera causale un peggioramento effettivo e documentabile della tua salute, fino anche ad un danno permanente, puoi denunciare l’ospedale per negligenza e richiedere un risarcimento sanitario.

3. Mi sono recato al Pronto Soccorso con febbre alta da alcuni giorni e mi hanno dimesso dicendo che era influenza, ma avevo una grave infezione in corso. C’è colpa medica?

Si, potrebbe verificarsi il caso di diagnosi errata seguita da dimissioni imprudenti. Per valutare la possibilità di richiedere un risarcimento danni per malasanità, però, è importante verificare la sussistenza di alcune condizioni. Il medico deve aver agito con diligenza qualificata, ovvero deve aver rispettato protocolli e linee guida per escludere complicazioni batteriche o sistemiche, sottoponendo il paziente ad esami di laboratorio con particolare attenzione agli indici di flogosi e di infezione, e ad esami strumentali se i sintomi lo suggerivano. Se il medico non ha seguito tali indicazioni e nel paziente si è verificato un peggioramento dello stato clinico (sepsi, shock settico, decesso), può configurarsi una responsabilità medica per malasanità e puoi richiedere un risarcimento sanitario.

4. Ho portato mio padre al Pronto Soccorso con sintomi neurologici, ma dalla TC non è emerso nulla e lo hanno dimesso. E’ deceduto a casa dopo due giorni per un’emorragia cerebrale. E’ possibile che abbiano sbagliato la TC? Posso richiedere un risarcimento sanitario?

Questo caso, di estrema gravità, può certamente rientrare tra le ipotesi di responsabilità professionale sanitaria, ma è importante verificare la tipologia di errore medico che si è potuto verificare. Il radiologo può aver male interpretato o ignorato dei segnali, anche minimi, già visibili nella TC, come una micro-emorragia o può aver dimenticato di refertare l’anomalia rilevata correttamente durante la proceduta. In alternativa, il medico può aver sottoposto il paziente all’esame strumentale sbagliato (TC senza mdc) o insufficiente, senza procedere ad un’analisi diagnostica più approfondita (con AngioTC o RMN), soprattutto se i sintomi neurologici persistevano nonostante la TC negativa. Vi può essere, infine, un errore medico tecnico, anche se più raro, in cui il radiologo non ha eseguito correttamente l’esame o lo ha eseguito con inescusabile ritardo, non facendo rientrare la rilevazione diagnostica nella giusta finestra temporale, favorendo non solo un disservizio ma, soprattutto, una perdita di chance di sopravvivenza per il paziente.

5. Omessa diagnosi di appendicite con conseguente peritonite e rimozione di parte del colon. Mio fratello ha fatto accesso al Pronto Soccorso per forti dolori addominali e gli hanno diagnosticato una colica renale al posto di un’appendicite, dimettendolo. Il giorno successivo è tornato al Pronto Soccorso con peritonite e lo hanno operato d’urgenza asportando una parte del colon. Può richiedere un risarcimento danni da responsabilità medica?

Certamente, può richiedere un risarcimento danni da responsabilità medica. L’errore diagnostico con conseguente aggravamento evitabile, configura una chiara colpa medica, ovvero il passaggio da un’appendicite non diagnosticata ad una peritonite con necessità di una resezione parziale del colon, rappresenta un danno biologico permanente significativo. Anche se il dolore addominale è uno dei sintomi più comuni e generici con cui si fa accesso al Pronto Soccorso, i protocolli medici impongono la cosiddetta “diagnosi differenziale”, senza limitarsi ad un esame obiettivo superficiale. L’errore diagnostico, in questo caso, ha determinato nel paziente un “maggior danno”, meritevole di risarcimento sanitario.

6. Quale documentazione è indispensabile per avviare una valutazione preliminare del mio caso occorso in pronto soccorso ed eventualmente richiedere il risarcimento danni da colpa medica?

E’ necessario non “accontentarsi” del verbale di pronto soccorso, ma è indispensabile richiedere la cartella clinica di pronto soccorso, con timbro di conformità all’originale ed indicazione del numero di pagine, completa di tutti i referti relativi agli esami cui si è stati sottoposti, ovvero esami di laboratorio, esami strumentali (RX, RMN, TAC, etc.) intesi come lastre/CD e referti, visite/consulenze specialistiche, etc.

In un reparto d’emergenza, il tempo non è una variabile, è una medicina. Una diagnosi errata al triage, la sottovalutazione di sintomi critici o una dimissione prematura possono trasformare un codice verde in un dramma irreversibile. Se tu o un tuo caro siete stati vittime di una gestione superficiale in Pronto Soccorso, non accettate la ‘fatalità’ come risposta.

I nostri avvocati esperti in malasanità, affiancati da medici legali e specialisti nel settore della colpa medica in Pronto Soccorso analizzeranno ogni verbale e ogni tempistica di intervento per accertare la responsabilità medica e darti la forza legale necessaria a ottenere giustizia.

Perché quando la vita è in pericolo, la superficialità non è ammessa.

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