Malasanità in Infettivologia: risarcimento per sepsi e infezioni ospedaliere

L’Infettivologia è una disciplina in cui il fattore tempo e l’appropriatezza terapeutica determinano la linea sottile tra la guarigione e lo shock settico. Errori medici nell’identificazione di un agente patogeno o ritardi nell’avvio di una terapia antibiotica o antivirale portano spesso a esiti drammatici, come disfunzioni multi-organo (MODS), danni cerebrali permanenti o decesso.

Un’infezione non trattata è un incendio che divampa.

Medico infettivologo in corsia; consulenza legale per casi di malasanità legati a mancata profilassi antibiotica o gestione errata di agenti infettivi.

Quando l'infezione diventa colpa medica?

In questo settore, la malasanità si configura quando segni clinici evidenti (febbre persistente, alterazione dello stato di coscienza, segni meningei, picchi di PCR) vengono ignorati, o quando la scelta del farmaco non segue i protocolli microbiologici (antibiogramma), favorendo lo sviluppo di resistenze o l’aggravamento del quadro clinico.

La colpa medica risiede spesso nell’omissione di esami colturali tempestivi o nella sottovalutazione di infezioni nosocomiali (batteri killer contratti in ospedale), privando il paziente della possibilità di arginare l’infezione prima che diventi sistemica.

Rappresentazione microscopica di batteri; tutela legale per errori medici in infettivologia, ritardi diagnostici e terapie antibiotiche inadeguate.

Le principali fattispecie di errore medico: meningite e sepsi e batteri multi-resistenti

La meningite è un’infiammazione delle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. La tempestività d’intervento è l’unico fattore che può prevenire danni neurologici permanenti o il decesso.

L’errore medico si configura quando, soprattutto nelle fasi iniziali, vi è una sottovalutazione dei sintomi, confondendo la meningite con una banale influenza e non riconoscendo i “segnali d’allarme” (rigidità nucale, fotofobia, febbre alta, petecchie), oppure quando vengono omessi esami diagnostici per immagini indispensabili alla corretta tipizzazione dell’infezione.

La sepsi, invece, è una risposta estrema dell’organismo a un’infezione. Se non trattata rapidamente, evolve in shock settico, portando al collasso degli organi ed al decesso.

Le colpa medica si configura in presenza di mancata applicazione dei protocolli e/o inadeguato monitoraggio dei parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza respiratoria, lattati), soprattutto in pazienti a rischio.

Più in generale, nell’ambito delle infezioni, la responsabilità della struttura sanitaria si concretizza nella presenza di:

errore medico da mancata diagnosi di sepsi/shock settico: non riconoscere i criteri della sepsi (ipotensione, tachipnea, confusione) trattandoli come banale sintomatologia influenzale, portando al collasso degli organi.

errore sanitario nella gestione delle meningiti: ritardo nell’esecuzione della puntura lombare (rachicentesi) o nell’inizio della terapia empirica, con conseguenti danni neurologici irreversibili o morte, ovvero diagnosi tardiva di una meningite.

negligenza medica nella prescrizione antibiotica: utilizzo di farmaci non appropriati per lo specifico batterio o dosaggi insufficienti che non permettono il raggiungimento della concentrazione minima inibente.

imprudenza da mancata profilassi: omissione della terapia antibiotica preventiva prima di interventi chirurgici ad alto rischio o dopo esposizione a patogeni specifici.

Analisi del sangue in laboratorio per diagnosi batterica; assistenza legale per risarcimento danni da infezioni correlate all'assistenza (ICA) o sepsi.

Infezioni correlate all'assistenza (ICA): la responsabilità dell'ospedale

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA), comunemente chiamate infezioni ospedaliere sono infezioni che insorgono durante il ricovero in ospedale, o dopo la dimissione, che non erano presenti né in fase di incubazione al momento dell’ingresso. Possono colpire ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio (polmoniti) o il sistema urinario e rappresentano oggi una delle sfide più critiche per il sistema sanitario e una delle principali cause di richieste di risarcimento danni per malasanità.

Contrarre un batterio killer (come lo Staphylococcus aureus, spesso resistente alla meticillina – MRSA o la Klebsiella pneumoniae, oppure come l’Escherichia coli, lo Pseudomonas aeruginosa) durante un ricovero o un intervento chirurgico non è solo una sfortuna, ma spesso è il segnale di una falla nei protocolli di igiene della struttura.

 

Rappresentazione microscopica di batteri; tutela legale per errori medici in infettivologia, ritardi diagnostici e terapie antibiotiche inadeguate

Quando l'ospedale è responsabile del risarcimento danni?

La struttura sanitaria, per evitare la condanna al risarcimento danni, deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per prevenire il contagio, ovvero rispetto dei protocolli di sterilizzazione degli strumenti e degli ambienti, corretta igiene delle mani del personale sanitario, monitoraggio costante della carica batterica nelle sale operatorie, profilassi antibiotica eseguita correttamente prima e dopo gli interventi.

Se la struttura non riesce a dimostrare il rigido rispetto di queste linee guida, il paziente ha diritto al risarcimento del danno biologico e morale; in caso di decesso a causa di una ICA, i familiari (coniuge, figli, genitori, fratelli) hanno diritto a richiedere il risarcimento per la perdita del rapporto parentale.

Rappresentazione microscopica di batteri; tutela legale per errori medici in infettivologia, ritardi diagnostici e terapie antibiotiche inadeguate.

Domande frequenti (FAQ) sul risarcimento malasanità in Ginecologia

1. Risarcimento per decesso da shock settico dopo intervento chirurgico di riduzione di una frattura. È possibile denunciare l’ospedale per negligenza?

Sì, è possibile denunciare l’ospedale per negligenza. Le infezioni ospedaliere sono spesso fonte di responsabilità civile per la struttura. Il passaggio da una frattura che di per sé raramente è letale, al decesso per shock settico suggerisce che il paziente abbia contratto un batterio killer all’interno dell’ambiente ospedaliero, verosimilmente in sala operatoria L’ospedale deve dimostrare di aver adottato tutte le misure di prevenzione previste, ovvero di aver sanificato correttamente gli ambienti e gli strumenti, di aver rispettato i protocolli di igiene del personale, di aver somministrato correttamente la profilassi antibiotica e di aver isolato tempestivamente il paziente una volta comparsi i primi sintomi respiratori. Se non vi è prova di tale diligenza, la struttura è tenuta a risarcire il danno per la perdita del congiunto ed i nostri esperti lo faranno per te senza eccezioni e senza alcun rischio.

2. . I medici hanno iniziato l'antibiotico "a caso" senza aspettare i risultati delle analisi. È corretto?

In situazioni di emergenza (sospetta sepsi, shock settico, meningite batterica, polmoniti gravi), non solo è corretto, ma è doveroso iniziare una terapia empirica. Tuttavia, ci sono dei passaggi obbligatori che il medico deve rispettare per non incappare in un caso di malasanità. Anche se non aspetta il risultato per iniziare la terapia antibiotica empirica, il medico deve effettuare i prelievi (emocoltura, esami urine o espettorato) pima di iniettare la prima dose di antibiotico per evitare un “inquinamento” fisiologico e quindi l’impossibilità di definire una cura mirata in seguito. Una volta arrivati i risultati degli esami, il medico deve “aggiustare” la terapia scegliendo un farmaco mirato, come indicato nell’antibiogramma. Se il paziente peggiora, riportando danni permanenti o arrivando addirittura al decesso, può essere che si sia verificato un errore medico, ovvero che la terapia empirica era palesemente inadatta oppure che i medici non hanno mai eseguito le analisi colturali indispensabili a curare e salvare il paziente: in questi casi il risarcimento danni da colpa medica diventa una concreta possibilità.

3. Risarcimento per infezione del sito chirurgico dopo intervento di sostituzione della valvola mitralica. Posso denunciare l’ospedale per negligenza?

Sì, puoi denunciare l’ospedale per negligenza se l’infezione ha pregiudicato l’esito clinico. Ai fini di un’eventuale richiesta di risarcimento danno sanitario, è importante individuare con chiarezza in che fase del ricovero si sia eventualmente verificato lerrore medico. La fase preoperatoria deve rispettare la somministrazione della profilassi antibiotica, così come risulta rilevante l’eventuale dose di richiamo se l’intervento è particolarmente lungo. Durante la fase operatoria, invece, è importante verificare la corretta sterilizzazione dei ferri chirurgici e della valvola protesica, nonché la disinfezione della cute della paziente prima del taglio. L’infezione può anche nascere nel post operatorio, a causa di una cattiva gestione delle medicazioni o dei cateteri infetti, o se i segni clinici dell’infezione (arrossamento, febbre, secrezioni) sono stati ignorati dal personale sanitario per un tempo inescusabile.

4. Risarcimento per insufficienza renale da errato dosaggio dell'antibiotico. In ospedale sono stato sottoposto ad un’antibioticoterapia con dosaggio troppo alto e ha causato un'insufficienza renale. È malasanità?

Sì, questo è un caso di danno iatrogeno per errore di posologia. Prima di somministrare determinati antibiotici, soprattutto quelli nefrotossici, il medico ha il dovere di controllare la funzionalità renale di partenza del paziente, tramite il valore della Creatinina. Ha, altresì, il dovere di effettuare prelievi periodici per misurare la quantità di antibiotico nel sangue, al fine di non affaticare oltremodo la funzionalità renale. Infine, è fondamentale che il medico si informi in merito ad eventuali altri farmaci che il paziente assume per evitare un’interazione tossica tra i farmaci ed un conseguente sovraccarico renale. Un errore medico in una di queste fasi, rappresenta una possibilità di richiedere un risarcimento danno sanitario.

5. Quale documentazione è indispensabile per una valutazione del caso in ambito infettivologico?

Oltre alla cartella clinica completa (comprensiva di diario infermieristico), sono vitali i referti microbiologici (emocolture, urinocolture, esami del liquor), i tracciati della temperatura corporea, i referti dei laboratori analisi e le schede di somministrazione dei farmaci per verificare orari e dosaggi.

In infettivologia, ogni ora di ritardo è un vantaggio che viene concesso a un batterio killer o a un virus per devastare l’organismo. Una sepsi non identificata, una meningite scambiata per una banale influenza o un’infezione ospedaliera contratta per scarsa igiene dei protocolli non sono tragiche fatalità: sono errori medici che possono portare a danni d’organo permanenti o alla perdita di una vita.

​Se tu o un tuo familiare siete stati vittime di una diagnosi tardiva, di una terapia antibiotica errata o di un contagio avvenuto all’interno di una struttura sanitaria, non restare in silenzio. Il diritto alla salute passa per la correttezza delle cure.

​I nostri avvocati esperti in malasanità, affiancati da medici legali e specialisti nel settore della colpa medica infettivologica, studieranno accuratamente la tua cartella clinica. Analizzeranno ogni esame colturale, ogni dosaggio farmacologico e ogni tempistica d’intervento per trasformare la tua sofferenza in una prova legale inoppugnabile, con l’obiettivo di farti ottenere il risarcimento sanitario che meriti.

​Perché contro un’infezione, la competenza medica è l’unica vera cura: non aspettare che sia troppo tardi.

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