La meningite è un’infiammazione delle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. La tempestività d’intervento è l’unico fattore che può prevenire danni neurologici permanenti o il decesso.
L’errore medico si configura quando, soprattutto nelle fasi iniziali, vi è una sottovalutazione dei sintomi, confondendo la meningite con una banale influenza e non riconoscendo i “segnali d’allarme” (rigidità nucale, fotofobia, febbre alta, petecchie), oppure quando vengono omessi esami diagnostici per immagini indispensabili alla corretta tipizzazione dell’infezione.
La sepsi, invece, è una risposta estrema dell’organismo a un’infezione. Se non trattata rapidamente, evolve in shock settico, portando al collasso degli organi ed al decesso.
Le colpa medica si configura in presenza di mancata applicazione dei protocolli e/o inadeguato monitoraggio dei parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza respiratoria, lattati), soprattutto in pazienti a rischio.
Più in generale, nell’ambito delle infezioni, la responsabilità della struttura sanitaria si concretizza nella presenza di:
errore medico da mancata diagnosi di sepsi/shock settico: non riconoscere i criteri della sepsi (ipotensione, tachipnea, confusione) trattandoli come banale sintomatologia influenzale, portando al collasso degli organi.
errore sanitario nella gestione delle meningiti: ritardo nell’esecuzione della puntura lombare (rachicentesi) o nell’inizio della terapia empirica, con conseguenti danni neurologici irreversibili o morte, ovvero diagnosi tardiva di una meningite.
negligenza medica nella prescrizione antibiotica: utilizzo di farmaci non appropriati per lo specifico batterio o dosaggi insufficienti che non permettono il raggiungimento della concentrazione minima inibente.
imprudenza da mancata profilassi: omissione della terapia antibiotica preventiva prima di interventi chirurgici ad alto rischio o dopo esposizione a patogeni specifici.